Gian Genta con un suo piatto dipinto a mano
Ceramista · Pittore · Scrittore · Imprenditore · Politico

Gian GentaCeramica e pensieri

Dalla scuola di Albisola alla Biennale di Venezia: una vita dedicata alla materia, al colore e alla parola.

Gian Genta con un suo piatto dipinto a mano
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Biografia

La mano, la materia, il pensiero

Gian Genta al lavoro
Gian Genta al lavoro nello studio

Gian Genta, nato a Savona, dove vive e lavora, è scultore, ceramista, pittore e scrittore. Figura originale del panorama artistico ligure e italiano, ha costruito nel tempo un percorso autonomo e riconoscibile, fondato su una ricerca intensa intorno alla materia, al fuoco e alla forza espressiva della ceramica. Dopo esperienze nella pittura e nella scultura, la ceramica è divenuta progressivamente il centro della sua attività creativa, fino a rappresentare oggi il linguaggio privilegiato attraverso cui sviluppa la propria poetica.

Fin dagli anni Sessanta e Settanta frequenta assiduamente gli ambienti artistici di Albisola, luogo centrale per la ceramica del Novecento, entrando in contatto con artisti e maestri che hanno segnato la storia dell'arte moderna. In quegli anni respira il clima vivace della scuola albissolese e incontra figure come Asger Jorn, Wifredo Lam, Agenore Fabbri, Aligi Sassu e Lucio Fontana, mantenendo con loro un rapporto fatto di vicinanza, ascolto, rispetto e riservatezza.

Nell'atelier di Albisola con Paolo Anselmo
Nell'atelier di Albisola con Paolo Anselmo

A metà degli anni Sessanta la sua ricerca si avvicina alla Nuova Figurazione, recuperando elementi figurativi tradizionali e innestandoli in una sensibilità gestuale vicina all'Action Painting. La figura femminile diventa uno dei nuclei centrali del suo immaginario: non semplice soggetto decorativo, ma presenza simbolica, inquieta e intensa, attraverso cui l'artista indaga il mistero dell'esistenza, le paure, le tensioni interiori e gli enigmi dell'essere.

Nel suo modellato convivono espressionismo, materia e spiritualità. La cromia, spesso concentrata su giallo, rosso e verde, non ricerca l'esplosione luminosa del colore, ma si carica di sfumature incerte, abnormi e organiche. Nelle sue opere la decorazione lascia spazio all'imprevedibilità: ossidi, smalti e differenti cotture producono effetti non completamente controllabili, trasformando il fuoco in parte essenziale del processo creativo.

Fondamentale, nella maturazione del suo linguaggio, è stata la sperimentazione con la creta: dapprima presso la bottega di Turi d'Albissola e successivamente nell'atelier di Sandro Soravia, che ancora oggi ospita la cottura delle sue ceramiche. Da questo rapporto diretto con la materia nasce un'opera in cui il gesto dell'artista dialoga costantemente con la trasformazione fisica dell'argilla.

Con Sandro Soravia nel suo atelier
Con Sandro Soravia nel suo atelier

Il riconoscimento critico arriva soprattutto negli anni più recenti. Nel 2007 riceve il Premio della Critica nazionale e il Silver Award di Art Majeur a Parigi. Nel 2011 viene selezionato per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia, nell'ambito del progetto curato da Vittorio Sgarbi, e riceve il Premio alla Carriera dalla città di Genova. Questi riconoscimenti consolidano la sua posizione tra gli scultori ceramisti più interessanti del panorama contemporaneo.

Negli anni successivi la sua attività ottiene ulteriore visibilità internazionale. Nel 2012 riceve un riconoscimento all'International Art Contest di Bongaree, in Australia, per la scultura e i media misti; nel 2013 le sue opere vengono selezionate per la China Jingdezhen International Ceramic Fair ed esposte anche in Romania, nell'ambito della mostra internazionale Undergroundzero Ocnele Mari. Nel 2014 partecipa alla Biennale di Monte Carlo e una sua scultura viene installata stabilmente in una piazza cittadina di Varazze, in provincia di Savona.

Con Giorgia Cassini
Con Giorgia Cassini

Le sue mostre sono state curate, tra gli altri, dalla Dott.ssa Giorgia Cassini, già Direttrice Artistica della Biennale di Venezia 2011. Le opere di Gian Genta sono oggi presenti in numerose collezioni pubbliche e private, in Italia e all'estero. Autodidatta, lontano dai rigidi principi accademici e fedele a una visione personale dell'arte, Genta continua a sviluppare una ricerca in cui la ceramica diventa pensiero, memoria, corpo e materia viva.

2011
Biennale di Venezia
50+
Anni di attività
Albisola
Scuola e maestri
Opere d'arte

Ceramiche & dipinti

Una selezione di sculture in ceramica. Alcune opere sono già illustrate con le foto reali; le restanti sono in arrivo.

Sezione libri

La parola scritta

La scrittura come prolungamento della ceramica: immagini e pensieri raccolti nel tempo.

Copertina di Anche i Liguri nel loro piccolo s'incazzano

Anche i liguri nel loro piccolo s'incazzano

1993 · Grafica LP

Un libro di denuncia civile, ironico e documentato, sulle spese della Regione Liguria. In Anche i liguri nel loro piccolo s’incazzano, Giovanni Genta porta alla luce sprechi, delibere e cifre sorprendenti, offrendo ai cittadini uno strumento semplice e diretto per capire come veniva utilizzato il denaro pubblico. Un pamphlet ancora attuale, che invita alla trasparenza, alla vigilanza civica e alla responsabilità della politica.

Senza ISBN
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Non disponibile
Copertina di Fiori di ortica

Fiori di ortica

2002 · De Ferrari Editore

In Fiori di ortica. Immagini e pensieri 1995-2002, Gian Genta raccoglie poesie, aforismi e riflessioni nate da anni di osservazioni, incontri e ferite personali. Un libro intimo e insieme civile, dove la delicatezza dei “fiori” convive con il graffio dell’“ortica”: parole che pungono, interrogano e invitano a vivere con più lucidità, libertà e consapevolezza.

ISBN 9788871724560
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Copertina di Passato accanto

Passato accanto

2005 · Marco Sabatelli Editore

Passato accanto. Immagini e cose di provincia è un libro di Gian Genta che raccoglie memorie, riflessioni e frammenti di vita legati alla provincia ligure. Con una scrittura diretta, poetica e a tratti ruvida, l’autore racconta persone, luoghi ed esperienze che hanno attraversato la sua esistenza, trasformando ciò che è “passato accanto” in occasione di consapevolezza. Un’opera intima e civile, da leggere con calma, capace di unire memoria personale, osservazione morale e sensibilità poetica.

ISBN 9788888449166
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Politica · 1959-1995

Qualcosa di me

Non è un curriculum, ma solo qualcosa di me. Solo qualcosa.

Sono Gian Pietro Genta, detto Pedro, 82 anni, dirigente d’azienda a riposo, sposato con due figli. Sono nato a Savona, dove risiedo.

Diplomato nautico e Commissario di bordo, dopo il biennio alla facoltà di scienze politiche inizio il lavoro come venditore, e gradino gradino divento prima ispettore, poi capo area, Direttore Commerciale ed infine Marketing Manager nel settore dei prodotti farmaceutico ospedalieri.

Dirigente d’azienda a soli 30 anni, dopo cinque anni abbandono l’impresa per la quale lavoro proponendomi sulla scena imprenditoriale nel campo della ricerca e della commercializzazione di strumenti e protesi chirurgiche. Realizzo marchi e brevetti in collaborazione con i più grandi chirurghi italiani nei settori della microchirurgia, della chirurgia della mano, della chirurgia plastica, dell’ortopedia e della ginecologia, con frequenti ed assidui contatti in campo nazionale ed internazionale.

Iscritto all’Unione Industriali di Savona vengo eletto Vicepresidente per la sezione Varie dal 1982 al 1985 e membro del Consiglio Direttivo del Consorzio di imprese Savona Export dal 1986 al 1989.

Nel 1987 vengo premiato con medaglia d’oro dalla Camera di Commercio di Savona per aver conseguito brevetti per invenzioni industriali di particolare valore sociale.

1987Medaglia d’oro della Camera di Commercio
3Seggi conquistati lo stesso giorno, 1990
5.500Preferenze alle amministrative

Impegnato politicamente fin dai 16 anni nel Partito Liberale Italiano, riesco a conquistare all’unanimità la carica di vicesegretario provinciale e segretario cittadino nel 1987.

Nel 1988 sono eletto tra i delegati nazionali del partito appoggiando la corrente minoritaria degli On. Alfredo Biondi e On. Raffaele Costa. Deluso dalla sudditanza del partito nei confronti del sistema demo-socialista lancio dure e severe critiche alla gestione interna del partito di Renato Altissimo e nel settembre del 1989, insieme al Consigliere Giacomo Accame di Pietra Ligure ed al Segretario della Lega Nord Liguria Bruno Ravera, fondo l’Union Ligure divenendo allo stesso tempo Vicesegretario Regionale e Segretario Provinciale della Lega Nord Union Ligure.

Nelle elezioni amministrative del 1990 ottengo un successo che va oltre ogni previsione e, forte di 5.500 preferenze, conquisto ben tre seggi contemporaneamente: uno come Consigliere Comunale, uno come Consigliere Provinciale ed uno come Consigliere Regionale. Una terna mai vista in campo politico regionale e forse anche in campo nazionale, ed entro a far parte del Consiglio Direttivo Federale della Lega Nord.

Nel marzo del 1991 costituisco il Sindacato Leghista con il consigliere regionale Bruno Ravera e l’allora Consigliere Provinciale Maurizio Balocchi — divenuto in seguito Onorevole nonché Sottosegretario al Ministero degli Interni e Responsabile Amministrativo della Lega Nord — e vengo nominato Segretario Nazionale e Legale Rappresentante del SAL, in campo contro la triplice sindacale.

Siedo tra i banchi del Consiglio Comunale di Savona dal 1990 al 1991, per lasciare il posto al primo dei non eletti, che diventerà il Sen. Sergio Cappelli; resto in Consiglio Provinciale dal 1990 al 1993, abbandonando a favore del primo dei non eletti Cristoforo Astengo; e concludo la mia legislatura dal 1990 al 1995 tra i banchi della Regione Liguria.

In un incontro ufficiale l’allora presidente Francesco Cossiga mi manifesta la sua simpatia e mima l’analogia alle sue picconate politiche, che contraddistingueranno il mio modo di propormi fuori da ogni schema di assoggettamento.

Nell’agosto del 1991, senza sbattere la porta, decido di abbandonare lo scudo lombardo: per il manifesto taglio razzista e semitico, per le dichiarazioni sulle tre Italie, per il vilipendio alla Bandiera Italiana, per il finanziamento occulto alla Lega e le tangenti Enimont nell’aria, e per l’ennesimo atto di prepotenza perpetrato dai lumbard nei confronti della Liguria, definita dal capo carismatico come la sua dependance.

Mentre il “celodurismo” della Lega si propone solo nelle sparate del leader massimo, costantemente solo conduco le mie battaglie politiche in prima fila contro gli sprechi e la corruzione, da leghista della prima ora.

Le denunce e la sfida che porto avanti conquistano l’attenzione non solo della carta stampata, ma arrivano al cuore della gente comune, e l’onestà con la quale mi propongo persegue il fine primo della Lega contro le maschere del falso perbenismo.

Dopo aver dato vita alla Unione Liguria Autonoma, movimento indipendentista ligure, presento — primo nella storia della legislatura regionale — un Progetto di Legge per lo Statuto sull’autonomia della Liguria.

Giornalista pubblicista dal 1992 al 2002, nel marzo del 1993 pubblico il mio primo libro denuncia sugli sperperi e gli sprechi della Giunta Regionale, Anche i Liguri nel loro piccolo s’incazzano, distribuito in tutte le edicole della Liguria e andato ad esaurimento nonostante l’elevata tiratura di copie.

Vengo nominato Presidente della Commissione sulle Carceri e Vicepresidente della Commissione Nomine Regionali, ma il mio lavoro istituzionale troppo diretto non mi consente di proseguire: la Giunta decide di revocare le competenze della Commissione Carceri per i troppi problemi che porto sui banchi regionali e per la continua ed assidua presenza sulle pagine della cronaca in veste di censore.

Proprio a tal proposito la Presidenza del Consiglio, con un atto a sorpresa, modifica pure la disposizione in merito alle interpellanze ed alle interrogazioni, essendo ingolfata dalle pratiche di un solo Consigliere che, al ritmo di 10-12 alla settimana, mettono in difficoltà gli uffici predisposti alle risposte in aula.

Alle politiche del 1992, con la lista Federalismo, alleato con tutti i movimenti autonomistici italiani — Union Valdotaine, Partito Sardo d’Azione, Union für Südtirol ed altri — candido il cardiochirurgo Azzolina e la mia amica di gioventù Wilma Goich, pur senza ottenere alcun risultato.

Una delle ultime sfide è la corsa al Comune di Genova nell’ottobre del 1993, dove un cittadino savonese, da solo con il proprio movimento autonomista, concorre per un posto nell’amministrazione della Superba, ben conscio delle proprie scarse possibilità.

Il risultato: oltre 5.000 voti per un federalista anti-secessione.

Sono contattato da Vittorio Sgarbi, da Gianfranco Fini e dal grande Pinuccio Tatarella per passare nelle loro file e dare vita alla costituente di Alleanza Nazionale; sono cercato da Pannella che mi richiede tra i suoi; sono avvicinato da Mario Segni per la campagna referendaria sul maggioritario, ed altri ancora — con i quali, per il mio inveterato spirito d’indipendenza, non sarò mai in grado di relazionarmi.

Nasce Forza Italia e gli uomini liguri di Berlusconi si rifiutano di avermi tra le loro file. Si prepara la nuova campagna elettorale del 1995 e l’unico che mi riserva un posto nella propria lista è il Partito Pensionati del parlamentare europeo Carlo Fatuzzo: una battaglia persa, ma che doveva comunque essere tentata.

Esposizioni

Un percorso tra le mostre

2014

Biennale di Montecarlo · «Donne in Jazz»

Presenza alla Biennale di Montecarlo; opera collocata in permanenza in piazza a Varazze, «città delle donne». Personale «Donne in Jazz» a cura di Giorgia Cassini, Spazio Vinceremo, Albisola Capo (6 dicembre 2014 – 6 gennaio 2015), e personali ad Albisola, Finale Ligure e Asti.

2013

Jingdezhen, Villa Necchi & Australia

Selezionato al China Jingdezhen International Ceramic Fair e alla mostra «Arte Ceramica oggi in Italia» a Villa Necchi Campiglio, Milano, a cura di Jean Blanchaert. 1° classificato all'International Art Contest in Australia; partecipa alla rassegna UNDERGROUNDZERO in Romania.

2011

Biennale di Venezia — Padiglione Italia

Selezionato da Vittorio Sgarbi tra gli 85 artisti più rappresentativi per il Padiglione Italia. Premio alla Carriera dalla città di Genova e Premio «Modella per l'arte» a Stresa.

2007

Premi e riconoscimenti internazionali

Premio della critica in ambito nazionale, Silver Award della galleria Art Majeur di Parigi e artista più votato al 5° Premio Seetal in Svizzera.

Anni '60–'70

Scuola di Albisola

Dopo l'esordio alla Quadriennale di Roma, frequenta i circoli e la mitica scuola di Albisola vivendo a stretto contatto con Jorn, Lam, Fabbri, Sassu e Fontana.

Mostre a cura della dr.ssa Giorgia Cassini, già Direttore Artistico del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2011.

Incontri con la critica
Gian Genta con Vittorio Sgarbi
Con Vittorio Sgarbi, che nel 2011 lo seleziona per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia.
Gian Genta con Jean Blanchaert e Paolo Anselmo
Con Jean Blanchaert e il ceramista Paolo Anselmo ad Albissola Mare.
Gian Genta con Philippe Daverio
Con il critico e storico dell'arte Philippe Daverio.
La critica

Parole sulla sua arte

La Sciascelina, Venere bambina · 2007
AC
Dr. Andrea Coppini
Redattore e critico d'arte · luglio 2007

Un primitivismo forte, talora disturbante e grottesco, ma vivo e profondamente vero.

Quella di Gian Genta — artista, ceramista, poeta, savonese di nascita e nel cuore — è una ricerca univoca e continuativa alla scoperta dell'uomo, delle sue origini e del suo io più profondo. Ricerca complessa, turbinosa, spesso travalicante i confini dell'onirico, ma mai distaccata dalla realtà umana più vera. Con il nuovo millennio, dopo anni dedicati all'impegno politico e all'imprenditoria, si è dedicato interamente e con pari fervore all'altra sua grande passione: l'arte. Fondamentale è stata la sperimentazione con la ceramica, favorita dalla frequentazione dell'atelier albissolese di Sandro Soravia. Di qui le sue teste, i suoi busti, le sue figure umane in ceramica smaltata a terzo fuoco, con una policromia generata naturalmente dall'ossidazione. Un espressionismo non solo formale, ma pienamente assimilato e rielaborato secondo parametri di assoluta originalità. È un primitivismo forte, talora disturbante e grottesco, ma vivo e profondamente vero: assoluto nell'essere insieme primigenio e attuale. Volti che ricalcano quelli di statuette arcaiche, uniti a oggetti della contemporaneità in soluzioni biomorfe che sono al contempo critica e visione piena dell'umanità d'oggi.
Nessie · 2008
SG
Silvana Gatti
Critico d'arte · aprile 2007

In ogni statua si condensano mille emozioni di stampo metafisico.

Ho conosciuto i suoi versi tramite il palcoscenico infinito di internet, e il suo sguardo si è rivelato gioviale e trasparente, anche se la sua poliedricità non nasconde le sorprese tipiche di un personaggio eclettico e dal vissuto interessante. Lo stupore inizia da un vivace scambio di impressioni su una sua opera, «Come le foglie», concepita per interpretare l'immagine di un albero ma dal risultato finale di tutt'altro aspetto. Dalle sue mani è nata infatti una figura antropomorfa, che ricorda un pesce fantasioso emerso dagli abissi marini, con una bocca carnosa — icona della moderna chirurgia plastica — che si apre sensuale su un profilo di donna egizia o, se lo sguardo si posa sul lungo collo, tribale. Se avessi dovuto battezzarla, l'avrei chiamata «La sirena afro-egizia». In ogni statua si condensano mille emozioni di stampo metafisico: un oggetto è tale per qualcuno ma non per tutti, poiché ogni fruitore può intravedervi immagini ed emozioni differenti, a seconda del proprio percorso. Perché, è risaputo, a volte gli artisti sono anche un po' veggenti.
Arcana · 2008
AP
Alfredo Pasolino
Storico e critico d'arte · luglio 2007

Una dimensione dove anche la ragione ha i suoi sogni.

Sono immagini plastiche, emulsionate nel sogno simbolista, affioranti come richiamate da un desiderio di sintetismo onirico, a rafforzare una dimensione dove anche la ragione ha i suoi sogni. Ricordi e archetipi di una cultura classicheggiante, umana, riversata nella fantasia degli stessi segni: filtri sospesi con la dolce persuasione del colore vibrante. Mi ha colpito particolarmente il simbolismo arcaico della Lunigiana.
Jazz · 2008
SB
Silvia Bottaro
Storico e critico d'arte · ottobre 2008

Una sensibile colorazione che dà ritmo ai volumi.

Artista che si esprime con la ceramica attraverso un modellato originale, una tecnica personale, una poetica tavolozza applicata alla materia delle sue sculture. Echi dai Maestri del Novecento, risolti in chiave stilistica propria, con una sensibile colorazione che dà ritmo ai volumi.
Mi sun mi
AF
Anna Ferrari
Immaginecolore · giugno 2007

Una personalità vulcanica, positiva, ricca di energia.

Unisce al talento artistico e alle particolari capacità espressive una grande umanità e una personalità vulcanica, positiva, ricca di energia. Un'intervista, quindi, che parla di arte, di vita e di ciò che significa essere artista in questo momento storico.
Leggi l'intervista integrale
Intervista di Anna Ferrari · Immaginecolore.com
Come nasce artisticamente, e quanto ha influito l'amore per la sua terra?
Il mio amore per l'arte nasce istintivo. Indipendente e perseverante, non riesco a retrodatarlo: mi sono dedicato fin dagli anni Sessanta prima alla pittura, poi all'intarsio del legno, in seguito alla stesura di versi e aforismi e infine alla ceramica. Impegnato come chi ingenuamente cerca la verità, ho sempre rifiutato ogni principio accademico per soddisfare le ragioni e l'azione gestuale del mio io, scrupolosamente fedele ai miei errori. Nessuna terra ha influito su questa passione: se dovessi dare un titolo a tutti i capitoli della mia vita, non potrei che chiamarli «La libertà del volere», incluse le mie esperienze politiche.
Perché proprio la scultura come sua espressione artistica?
Non solo la scultura: anche i miei versi e, in passato, le mie tele mirano oltre le forze — non per il successo di una vittoria, ma per trascinare altri sulla via del vincere. Il mio lavoro è fine a sé stesso. Non importa che il segno che traccio soddisfi il meglio dei miei contemporanei. La mia saggezza, priva di bricconate, non persegue il mercato; il senso della misura mi estranea da ogni delusione. Trattare la materia e gli uomini con eguali presupposti può far trasparire un profondo odio-amore, quanto il disprezzo per le loro fredde aspirazioni. Troppi si ostinano sul cammino intrapreso sperando in segreto di trarne vantaggio; solo pochi guardano al traguardo, fedeli al carico da portare.
La sua attività si sviluppa anche all'estero: qual è il suo pensiero sui mercati con cui è venuto a contatto?
Chi vede molto vedrà sempre meno, ed è impossibile indovinare in anticipo quali occasioni offra il mercato — in particolare quello estero, dove non ci sono mai stati acquirenti con l'anello al naso. La verità elementare non necessita di spiegazioni dettagliate. Commercializzare il proprio lavoro senza un curatore d'immagine che guardi a un pubblico sempre più vasto va contro l'idea stessa di mercato. Pubblicizzarsi, farsi rappresentare soltanto dalle gallerie o pretendere d'essere il mercante di sé stessi è una trappola; dissimulare il fine commerciale non serve a difendere il proprio lavoro. La globalizzazione nell'arte non è effetto del mondo virtuale: è conseguenza di stimoli e vicende che pervadono l'interesse generale da secoli.
Espone all'estero come meta finale, o per avere più spazio e riconoscimenti in Italia?
Pretendere di imporre all'estero ciò che non interessa nel proprio Paese è pura ipocrisia; e non essere consapevoli della linea sottile che divide arte e commercio rende l'artista più idiota delle sue opere. Il mio pensiero sui mercati? Indifferenza: se ci si è rovinati per l'arte, ci si è rovinati in ogni caso. Un consiglio? Un granello di follia, con cui ci si eleva sugli altri e si viene imitati — cosa che agli uomini piace. La mia risposta all'arte? Non intendo né imitare né essere imitato, né elevarmi, perché mi basto; quel granello di follia lo lascio al mercato delle installazioni e delle dimensioni. Ciò che mi sta a cuore è la mia opinione sulla loro opinione, e non il contrario: per il piacere della non-accademia e del non essere strozzato dalla gratitudine.
Quando crea, quale tipo di spettatore immagina?
Sono talmente pago di me stesso e così poco sensibile a gloria e lode che penso d'essere malato di disprezzo. Molti aspettano tutta la vita l'occasione; io sono riuscito a fare delle occasioni la mia vita. Quando creo, amo: il mio disprezzo si raffredda, e l'unità dell'essere e dell'agire mi ripaga delle variabili della vita. Sono io, solo io, a cercare il mio cosiddetto io, e in quell'atto non voglio essere osservato né disturbato da un immaginario spettatore.
Qual è il suo desiderio nel cassetto?
Il mio desiderio? La verità di alcuni miei versi, tratti da «Passato Accanto».
La lavagnaBianco su fondo nero
prendo sul serio il disagio
di una diversa opinione.
Ghigno una sorta di fuga
e crudeltà ingenua:
dietro la lavagna
vedo solo maestri in castigo.
Come vede il futuro per l'arte?
Lo vedo sdemocratizzato: oggi tutto si mescola — musica, fotografia, cinema, televisione — si fonde, si intreccia, e si guarda a ogni cosa in modo orizzontale. Mi scusi il grande Pasolino se vado contro il suo modo di pensare. Nelle immagini che l'uomo ci dà nell'arte, la calma è la prima bellezza del corpo, come nella vita la saggezza è l'espressione più elevata dell'anima. L'arte ha smesso di resistere, sostituita da un'altra che trionfa nel consumismo popolare di mostre retrospettive e di luoghi che trasformano la cultura in pretesto commerciale. Musei, gallerie e istituzioni agiscono come celle frigorifere, dove il fuoco della creatività è consumato da un gelo di rarefazione mercantilistica. Viviamo in un'epoca in cui il presentatore non sa presentare, i cantanti non sanno cantare, i musicisti non sanno suonare: giusto, allora, che anche chi non sa essere diventi l'artista capace di avere. Come vedo il futuro dell'arte? Sublimata esclusivamente dalla cultura del pensiero, ed epurata dalle logiche mercantilistiche dell'astuzia, dell'ipocrisia e del consumismo.
Che cosa vogliono esprimere le figure femminili che lei crea?
Un ritorno alle origini. Statue create unicamente per l'uomo, con quelle virtù che rendono il vivere quotidiano meno grave e meno fastidioso: modelli in cui i valori della natura sorprendono gli effetti del tempo. Delicate incisioni da toccare con mano, per scrollarsi di dosso la sensazione d'essere poco e di sembrare tanto. Umiliazione per l'applauso a sé stessi, e disincanto di tutti i nostri punti morti.
La sua tecnica è particolare: ce ne può parlare, o ne tradirebbe il segreto?
Per tutte le mie manifestazioni artistiche amo definirmi autodidatta, non soggetto ad alcuna influenza accademica. Il mio rapporto con la materia — carta, tela, legno o ceramica — è gestuale e istintivo. Per le mie opere in ceramica può sorprendere, ma l'unico smalto che uso è il bianco, preludio della luce, sovrapposto agli ossidi che distribuisco preventivamente sul biscotto. Ogni ceramica entra così almeno tre volte nel forno, a circa 1000 gradi: nell'ultima cottura si esalta la gestualità degli ossidi spruzzati, con un effetto decisamente nuovo in campo scultoreo.
Che parte ha avuto il web nella sua attività?
Solo divulgativo, ma utile ad acquisire coscienza sulle molteplici possibilità d'azione su ciò che rimane ancora incompiuto.
Progetti per il futuro?
Lo scuro e il chiarissimo, l'uno accanto all'altro.
Suggerimenti per Immaginecolore?
La cosa necessaria per curare l'immagine di un artista è non avere alcun riguardo per l'artista che non lo merita.
Eventi e incontri

Momenti

Inaugurazioni, fiere e incontri con artisti e amici lungo gli anni. Clicca su una foto per ingrandirla.

Manifesto · parole di Gian Genta

Rifiuto

Rifiuto l'idea che la gente abbia bisogno di un tutore che le dica ciò che è bene e ciò che è male. Ciò che difendo è il diritto inalienabile e fondamentale di ciascuno alla protezione da ogni forma di aggressione esterna, provenga essa da individui privati o dallo stato, in nome e per conto di una giustizia sociale esclusivamente garante del potere.

Rifiuto di riconoscere allo stato il diritto legale di fare ciò che verrebbe considerato illegale, immorale o criminale se fosse fatto da qualcun altro. Per me non è in discussione la società, ma l'esistenza di un apparato al di sopra di ogni legge, che permette con la sua stessa esistenza il condizionamento ed il funzionamento dei meccanismi economici e sociali.

Rifiuto ogni principio di potere con cui alcuni gruppi privilegiati impongono ad altri la loro concezione di società: le tasse, le banche, la corruzione, il proibizionismo, il monopolio, la guerra, i servizi segreti, il mercato politico, le associazioni ideologiche sono forme intollerabili di violenza.

Rifiuto tutte le forme di GHETTO, anche le più inoffensive. Il potere è prigioniero delle proprie menzogne, falsifica il passato, falsifica presente e futuro, finge di avere un apparato onnipotente capace di tutto, finge di rispettare i diritti umani, finge per garantirsi continuità..!!!

— Gian Genta
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